Ultimo appuntamento del Festival Dionisiache 2020, il 28,29 e 30 agosto, con ” Le Troiane – Il soffio degli dèi”


Ultimo appuntamento della stagione del Festival Dionisiache 2020

al Teatro antico di Segesta “Le Troiane – Il soffio degli dèi”, lettura scenica liberamente tratta dal testo di Lucio Anneo Seneca 

28,29 e 30 agosto alle ore 19.45

Per l’ultimo appuntamento della stagione 2020 delle Dionisiache, festival nazionale di teatro e musica con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo, il Teatro antico di Segesta accoglierà, il 28, 29 e 30 agosto dalle ore 19.45, la lettura scenica Le Troiane – Il soffio degli dèi liberamente tratta dalla tragedia di Lucio Anneo Seneca.

Lo spettacolo, una produzione Teatro della Città – centro di produzione teatrale Artelè, vede in scena Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Barbara Giordano, Massimo Reale.

Lucio Anneo Seneca racconta che dopo la caduta della città di Troia, vinta dai Greci condotti da Agamennone, le donne della città vengono assegnate tramite sorteggio agli alti ranghi dell’esercito dei vincitori. 

Al dolore di Ecuba e Andromaca per la caduta di Troia e per il triste destino di deportazione in Grecia si aggiunge, annunciata da Elena, la drammatica richiesta di un doppio sacrificio umano: l’uccisione di Polissena, ultime delle figlie del re di Troia, e quella del figlio di Andromaca e Ettore: Astianatte. 

Soltanto il massacro dei due bambini consentirà alla flotta greca di avere venti favorevoli al ritorno in patria. 

La lettura scenica di una tragedia come Le Troiane rappresenta per gli interpreti un’intrigante sfida attoriale e una possibilità: restituire con la sola voce dell’attore i drammi, i conflitti e le emozioni che il teatro ci ha abituato a vedere “agiti” sul palcoscenico. 

Lo spazio teatrale, che è allo stesso tempo arena e strumento espressivo, trova nelle scenografie, nei costumi e nell’azione potenti alleati al servizio della fruibilità del testo e questa lettura – Il soffio degli dèì – vuole essere un’azione di prepotente ritorno alla radice stessa del materiale tragico: la parola e il suo potere di esprimere il dolore assoluto di quel mondo femminile, violentato e deportato dopo la caduta della città di Troia.

Nella lettura scenica saranno soltanto i rumori d’ambiente, il porto dal quale la flotta greca attende impaziente di poter tornare in patria dopo dieci anni di guerra, a sostenere lo svolgersi degli avvenimenti, come un’eco del tempo più che realtà oggettivamente presente.

Il tentativo di tornare alla parola, liberata dalle astuzie della teatralizzazione per restituire a chi ascolta il potere evocativo della composizione di Seneca, è possibile soltanto grazie al talento vocale e interpretativo degli attori presenti. La deportazione dei vinti, tema centrale della tragedia, risuona, per chi voglia ascoltarlo, inquietantemente familiare agli spettatori di oggi.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare (per consentire un più rapido svolgimento delle operazioni al botteghino suggeriamo di portare già compilato il modulo di “registrazione spettatore” che si può scaricare a questo link https://bit.ly/2DyjrOt).

Lella Costa omaggia Franca Valeri con La vedova Socrate

Giovedì 27 agosto, alle 19.45 al Teatro Antico di Segesta, La vedova Socrate. A pochi giorni dalla scomparsa di Franca Valeri, icona del teatro italiano, il festival Dionisiache diretto da Nicasio Anzelmo ne propone uno dei più celebri testi. Liberamente ispirato a La morte di Socrate di  Dürrenmatt, il monologo è ambientato nella bottega di antiquariato di Santippe, la moglie del filosofo, descritta come una delle donne più insopportabili dell’antichità. Sul palcoscenico Lella Costa diretta da Stefania Bonfadelli.
Un passaggio di testimone epocale: Lella Costa ha raccolto l’invito di Franca Valeri ad interpretare il testo da lei scritto ed interpretato la prima volta nel 2003. Un concentrato di ironia corrosiva e analisi sociale, rivendicazione disincantata e narrazione caustica.
“Patroni Griffi ha letto il testo di Durenmatt e mi ha detto se ne potevo trarre qualcosa. Mi incuriosiva l’idea di sfatare questa leggenda che Santippe fosse solo una specie di bisbetica – aveva spiegato Franca Valeri -. Io ne faccio una moglie come tante, con una vita quotidiana piena di alti e
bassi, una donna intelligente che del marito vede anche tanti difetti. Nel testo di Durenmatt c’è poco di Santippe, per questo, per conoscerla meglio, ho preso delle informazioni su Socrate e ho letto i Dialoghi di Platone. Mi sono fatta l’idea di una donna forte che ha vissuto accanto a un uomo per
noi straordinario, ma che per lei era semplicemente un marito e per giunta noioso. Nello spettacolo si sfoga per tutto quello che le hanno fatto passare gli amici di Socrate come Aristofane e Alcibiade, una masnada di buoni a nulla a cominciare da Platone, il principale bersaglio polemico dello spettacolo. Lei non sopporta che abbia usurpato le idee del consorte anche se fu molto fedele nel riportarle. E così lo degrada a un semplice copista e si mette in testa di chiedergli pure i diritti d’autore. Anzi alla fine pensa di poter scrivere lei un dialogo: protagoniste però sarebbero le donne.
Ed è infatti soprattutto alle donne che parla: neanche la vedovanza le toglie il diritto di emanare un giudizio onesto sul comportamento dei mariti, degli uomini in generale e anche di quelle donne che ingannano l’altro sesso. Non serve, dice, indagare sulla vera natura del proprio uomo, basta accettarlo così com’è da vivo e da morto; d’altronde, ‘la morte di un marito è un così grande dolore che nessuna donna ci rinuncerebbe’”.


Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare (per consentire un più rapido svolgimento delle operazioni al botteghino suggeriamo di portare già compilato il modulo di “registrazione spettatore” che si può scaricare a questo link https://bit.ly/2DyjrOt).
Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste.

Per le Dionisiache 2020, doppio appuntamento domenica 23 agosto al Teatro antico di Segesta con Debora Caprioglio, Mario Incudine e Salvo La Rosa

Doppio appuntamento domenica 23 agosto al Teatro antico:

all’alba con Debora Caprioglio in Callas D’Incanto (ore 5)

alle 19.45 con Mario Incudine e Salvo La Rosa in Affaccia Bedda

Doppio appuntamento per le Dionisiache 2020, il festival diretto da Nicasio Anzelmo. Domenica 23 agosto all’alba (ore 5) al Teatro antico di Segesta, Callas d’incanto, spettacolo scritto e diretto da Roberto D’Alessandro di e con Debora Caprioglio (in replica a Contessa Entellina nello spiazzo Greco, per il Festival diffuso, il 24 agosto alle 21).

Al tramonto dello stesso giorno, alle 19.45, Affaccia Bedda, che vede sul palcoscenico Mario Incudine e il mattatore Salvo La Rosa, insieme ad Antonio Vasta e Manfredi Tumminello.

In Callas D’incanto Debora Caprioglio è Bruna, fedele governante di Maria Callas, al suo servizio per oltre vent’anni. Un po’ come l’ombra della divina e come una vestale, che ne custodisce la memoria, i ricordi, l’idea di una donna che ha rappresentato tutta la sua esistenza.

Bruna è simbolo della semplicità, della quotidianità, quella contingenza davanti alla quale non è possibile valutare il genio, del quale tuttavia si avverte la statura, si venera l’immensità di pensiero, la vastità delle imprese. Così ascoltiamo la storia che ci racconta e ci troviamo al suo fianco a spiare, quasi con vergogna, i palpiti di quel cuore, la sua felicità, il suo tormento, tutta la tristezza del mondo.

La statura artistica della Callas ha diviso il mondo dell’Opera in prima e dopo la Callas. La sua capacità di interpretazione ha strappato la scena operistica all’affettazione dei gorgheggi fini a se stessi ed è riuscita a dare un’armonia ai personaggi del melodramma, mostrando sui palcoscenici di tutto il mondo un’anima in una voce.

La Callas in questo racconto non è una voce in una donna, bensì una donna con una voce.

Esattamente questa dimensione mitica ha Bruna della Callas. La racconta con fervore e passione quasi religiosa, soffermandosi maggiormente sul tormento della sua anima lungo le tappe più significative della sua esistenza. Bruna durante tutto lo spettacolo attende il ritorno della sua Madame. L’aspetterà per sempre, perché si sente come la tessera di un puzzle che completa un mosaico.

Affaccia Bedda, in programma il 23 agosto alle 19.45, è invece il classico ed antico format della serenata che viene rivisitato in una moderna e atipica visione in cui il cantore rivolge il proprio canto d’amore ad una platea che godrà della musica e del ritrovato approccio con una tradizione antica. La città diverrà teatro e il pubblico scenografia. Ogni elemento, architettonico e non, parteciperà alla messa in scena, rendendo lo spettacolo sempre nuovo e sempre diverso. Una fisarmonica, un mandolino e la voce sola di un moderno “musicante d’amore”, Mario Incudine, accompagneranno lo spettatore in un viaggio ricco di emozioni e di attesa.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare (per consentire un più rapido svolgimento delle operazioni al botteghino suggeriamo di portare già compilato il modulo di “registrazione spettatore” che si può scaricare a questo link https://bit.ly/2DyjrOt).

Doppio appuntamento a Segesta sabato 22 agosto: al Teatro antico Cinzia Maccagnano con “Dyskolos” e l’osservazione astronomica al Tempio dorico

Il “Dyskolos” di Menandro, per la regia di Cinzia Maccagnano, al Teatro antico

sabato 22 agosto (ore 19.45)

al Tempio dorico, la stessa sera dalle ore 23.00, l’osservazione astronomica “La Via Lattea… sopra il tempio”

Doppio appuntamento in programma per sabato 22 agosto all’interno del Parco archeologico di Segesta per le Dionisiache 2020, con la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Si comincia al Teatro antico, alle ore 19.45, con Dyskolos di Menandro, impianto scenico e regia di Cinzia Maccagnano, mentre, a partire dalle ore 23.00, al Tempio dorico si svolgerà l’osservazione astronomica La Via Lattea… sopra il Tempio, a cura del Planetario di Palermo.

Sul palcoscenico, accanto alla Maccagnano, Raffaele Gangale, Dario Garofalo, Luna Marongiu e Cristina Putignano.

Il Dyskolos rappresenta la forma più compiuta di quella che è stata definita la “commedia nuova”: esaurita ormai la critica politica che fu del teatro di Aristofane, Menandro concentra la sua attenzione su temi e rapporti che lasciano ampio spazio alla riflessione, alla morale – potremmo dire – borghese, di chi accetta con consapevolezza la propria condizione umana.

Protagonista della commedia è l’uomo, con i suoi piccoli drammi quotidiani, le sue intolleranze e le sue paure che lo portano a farsi aggressivo e a chiudersi in se stesso e nella stretta gabbia dei propri interessi.

Sorprendente è, però, la modernità di Menandro che affida ai due giovani, il ricco innamorato Sostrato e il povero e dignitoso Gorgia, la capacità di sciogliere il nodo drammaturgico: la vitalità che scaturisce dall’amore e dalla fiducia nel prossimo vincerà la misantropia e consentirà il superamento della diversa condizione sociale dando vita, forse, ad una nuova comunità.

Il Dyskolos è fortemente legato alla ‘memoria’ della Compagnia, essendo stato spettacolo d’esordio, nel lontano 1995, di quegli allievi attori della Scuola Giusto Monaco dell’INDA di Siracusa, che poi avrebbero creato la Bottega del Pane. Di quel memorabile spettacolo, che portava la firma di Egisto Marcucci, Aurelio Gatti aveva curato un coro ad hoc per un gruppo di giovani attori e Germano Mazzocchetti aveva composto intramontabili musiche, ancora oggi qui riproposte. Protagonisti ne erano Marcello Bartoli, Armando Bandini, Sebastiano Tringali, Dario Cantarelli, Donatello Falchi. Il debutto fu proprio a Segesta. Un esempio di Teatro a cui si è ispirato il gruppo che nel 1996 fondò la Compagnia.

La scelta di utilizzare in questa versione le maschere proprie del teatro di Menandro, che già tante volte la Compagnia ha messo a servizio delle opere plautine, si iscrive in una tradizione che si rinnova ancora una volta: nell’affrontare il testo che queste maschere ‘vestono’ con maggiore attinenza, nell’avere scelto di dare un colore nuovo ai “tipi di Lipari” reinterpretati dal Maestro Santelli, scrostandoli dalle ristrettezze filologiche, cui in ogni caso obbediscono per loro stessa natura, e arricchendoli di un’inventiva moderna, nell’apparenza (trucco e colore) e nella sostanza (parola e movimento).

Lo stesso spettacolo replicherà domenica 23 agosto, per il Festival Diffuso, a Salemi in piazza Alicia (ore 21.00).

Al Tempio dorico, invece, a partire dalle ore 23,00, si svolgerà l’osservazione astronomica e proiezioni di profondo cielo, La Via Lattea… sopra il Tempio, a cura del Planetario di Palermo.

I telescopi, messi a disposizione per l’occasione, saranno sanificati con salviette monouso e gli oculari saranno sostituiti continuamente, secondo quanto approvato dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini su richiesta dell’Associazione di Osservatori e Planetari italiani (PLANIT).

Nell’ambito del Festival diffuso, sabato 22 agosto alle ore 21.00, al Belvedere “Francesco Vivona” di Calatafimi – Segesta si esibirà in concerto il trio Omnia Art.

Costituitosi nel 2004, sull’onda di recuperare il “nucleo passionale” dell’esperienza esecutiva, il trio è composto da Ruggiero Mascellino (fisarmonica), Massimo Barrale (violino) e Ferdinando Caruso ( contrabbasso) e propongono un repertorio originale che spazia dalle musiche etniche dei paesi del sud del mondo, alle suggestive composizioni ex-novo.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare (per consentire un più rapido svolgimento delle operazioni al botteghino suggeriamo di portare già compilato il modulo di “registrazione spettatore” che si può scaricare a questo link https://bit.ly/2DyjrOt).

Al Teatro antico di Segesta il “Prometeo”, per la regia di Patrick Rossi Castaldi, con Edoardo Siravo lunedì 24 agosto (ore 19.45)

Per il Festival Diffuso “Callas d’incanto” con Debora Caprioglio e “BluePiano” con Claudio Cojaniz

L’ultima settimana di programmazione del Festival Dionisiache 2020 comincia lunedì 24 agosto, alle 19.45, con Prometeo, adattamento e regia di Patrick Rossi Castaldi, con il cast artistico composto da Edoardo Siravo, Silvia Siravo, Ruben Rigillo e Gabriella Casali.

Prometeo è il dio amico degli uomini e loro benefattore, il Titano che li favorisce dando loro il fuoco contro il volere di Zeus. Il fuoco rappresenta il sapere e Zeus lo status quo, la situazione dominante dell’Occidente attuale.

Prometeo «colui che riflette prima», il Titano che ama il genere umano, altro non è che la metafora di una lotta inesausta, identica a se stessa nell’apparente trascorrere del tempo: lotta contro il potere dei pochi.

Ed è questo il segreto che Prometeo ha carpito ai numi: senza il fuoco della conoscenza lo sfruttato è il miglior alleato dello sfruttatore, perché non ha coscienza dei diritti.

Prometeo non è solo un mito, è un modo d’essere dell’uomo nella storia di tutti i tempi.

Come un passero intrappolato piuttosto che vivere in gabbia si rompe le ali contro le sbarre per riconquistare la libertà di volare, così l’uomo sfida le imposizioni e mette in gioco la vita, se il potere prova a imporgli un’ideologia di annientamento della sua libertà di scelta.

La scintilla del fuoco, sottratto da Prometeo all’egoismo degli dèi, accende una luce in un mondo popolato da esseri confusi e atterriti, che si aggirano «simili a larve di sogni», sulla terra desolata, e li guida verso una vita più consona alla loro dignità di uomini. Egli è dunque il fiero eroe ribelle alla tirranide, dotato di una fede incrollabile nell’uomo.

Una condizione senz’altro riconducibile alla nostra attuale in cui anche ciascuno di noi, forse confuso e spaventato, dovrà portare con sé la fiaccola del ‘fuoco sacro della conoscenza’ per non essere mai asservito al potere, ma sempre artefice del proprio destino.

Doppio appuntamento sempre lunedì 24 agosto, invece, nell’ambito del Festival Diffuso che vedrà a Contessa Entellina, nello Spiazzo Greco a partire dalle ore 21, lo spettacolo Callas d’incanto, con Debora Caprioglio, scritto e diretto da Roberto D’Alessandro.

Bruna, fedele governante di Maria Callas, al suo servizio dal 1953 al 1977, è stata l’ombra della Callas e come una vestale, ne custodisce la memoria, i ricordi, l’idea di una donna che ha rappresentato tutta la sua esistenza, per la quale la sua vita ha avuto ed ha ancora una ragione che va al di là del semplice esistere.

Bruna rappresenta la semplicità, la quotidianità, quella contingenza davanti alla quale non è possibile valutare il genio, del quale tuttavia si avverte la statura, si venera l’immensità di pensiero, la vastità delle imprese.

Così ascoltiamo la storia che ci racconta e ci troviamo al suo fianco a spiare quasi con vergogna i palpiti di quel cuore, la sua felicità, il suo tormento, tutta la tristezza del mondo.

Cos’è un mito? Può essere un’utopia, illusione, l’immagine idealizzata di un evento o di un personaggio che svolge un ruolo determinante nel comportamento di un gruppo umano.

Maria Callas è tutto questo. La sua statura artistica ha diviso il mondo dell’Opera in prima e dopo la Callas. La sua capacità di interpretazione ha strappato la scena operistica all’affettazione dei gorgheggi fini a se stessi ed è riuscita a dare un’armonia ai personaggi del melodramma, mostrando sui palcoscenici di tutto il mondo un’anima in una voce.

La Callas nel nostro racconto non è una voce in una donna, bensì una donna con una voce.

Esattamente questa dimensione mitica ha Bruna della Callas. La racconta con fervore e passione quasi religiosa, soffermandosi maggiormente sul tormento della sua anima lungo le tappe più significative della sua esistenza.

Bruna durante tutto lo spettacolo attende il ritorno della sua Madame.

L’aspetterà per sempre, perché si sente come la tessera di un puzzle che completa un mosaico.

A Salemi infine, a partire dalle ore 21 in Piazza Alicia, si svolgerà il concerto di Claudio Cojaniz, BluePiano, in cui il musicista ancora una volta si racconterà attraverso il suo ‘pianosolo’ reso orchestra.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare (per consentire un più rapido svolgimento delle operazioni al botteghino suggeriamo di portare già compilato il modulo di “registrazione spettatore” che si può scaricare a questo link https://bit.ly/2DyjrOt).

Omaggio a Beethoven e osservazione delle stelle Al via la sesta edizione delle Dionisiache a Segesta

Ai nastri di partenza la sesta edizione delle Dionisiache: protagonista della serata inaugurale la musica sotto le stelle. La rassegna, organizzata dal Parco archeologico di Segesta con appuntamenti in programma dal 10 al 30 agosto, vede anche quest’anno la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.

Lunedì 10 agosto alle 20.30, al Teatro Antico di Segesta, la quarta edizione di E lucevan le stelle. Nessun dorma, omaggio all’estro di Beethoven in occasione del 250° anniversario della sua nascita, con il concerto dell’orchestra sinfonica Toscanini di Ribera diretta da Alberto Maniaci e il pianoforte di Eliana Pia Borsellino. La giovane e talentuosa solista affronterà il primo dei cinque concerti per pianoforte e orchestra, capolavoro giovanile radioso, ardito e brillante in Do Maggiore. A seguire il pubblico avrà l’occasione per entrare nel travolgente ed inquietante mondo Beethoveniano con la titanica, drammatica ed impetuosa Quinta Sinfonia, una delle opere più conosciute e apprezzate del repertorio sinfonico esistente.

Per l’occasione speciale saranno presenti rappresentanti del governo regionale, delle autorità militari, religiose e amministrative del territorio e, contestualmente, una significativa rappresentanza di operatori del nostro sistema sanitario, medico e paramedico che, con efficacia e con generosa abnegazione a tutti i livelli professionali, si è spesa a garanzia del più alto margine di tutela per il bene primario della salute pubblica durante l’emergenza legata al Covid-19.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19, i posti al Teatro Antico di Segesta saranno distanziati con piante aromatiche di lentisco e rosmarino.

Alle 22.30, al Tempio Dorico, si potrà partecipare ad un’osservazione astronomica di pianeti e stelle grazie ai telescopi messi a disposizione dal Planetario di Palermo, che cura l’appuntamento. I telescopi saranno sanificati con salviette monouso e gli oculari saranno sostituiti continuamente, secondo quanto approvato dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini su richiesta dell’Associazione di Osservatori e Planetari italiani (PLANIT).

Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste;

Prima nazionale per la “Medea” di Cristina Borgogni al Teatro antico in scena l’11 e 12 agosto

Debutta al Teatro antico di Segesta, in prima nazionale, martedì 11 agosto, alle ore 19.45, con replica il 12, la Medea diretta e interpretata da Cristina Borgogni.

Lo spettacolo, una produzione del Centro Teatrale Meridionale (C.T.M.), vede in scena anche Paolo Lorimer, Domenico Pantano, Simone Coppo e Ludovica Di Donato.

Medea è una donna forte e selvaggia, amante tradita, esule infelice e perseguitata, vittima e carnefice della brutalità e della ferocia dei maschi.

Ma è anche parte integrante di un nucleo familiare: è lei stessa famiglia.

Il punto di partenza su cui ha lavorato Cristina Borgogni è il mito trattato trasversalmente in tutte le epoche da molteplici drammaturghi, primo fra tutti Euripide – che la mise in scena nel 431a.C. – per giungere ad Apollonio Rodio con le sue Le Argonautiche.

«Il nostro testo – si legge nelle note di regia – partendo da queste radici elabora, trasversalmente nei secoli, tutto il mito di Medea da Euripide in poi, per ricavarne una drammaturgia in cui la sua figura è globalmente affrontata, con un solo punto di vista che lega tutti gli scritti presenti: la famiglia. Nella nostra lettura, infatti, è la famiglia l’elemento centrale della storia, un nucleo che custodisce all’interno di se stesso desideri, paure, dolori, sogni, emozioni. E in questo susseguirsi di sentimenti il mito si rinnova. In questo rinnovarsi – conclude la Borgogni – anche Giasone riesce a raccontarci il suo punto di vista».

Le varie incursioni operate dentro al mito servono a coniugare le varie sfaccettature della donna, amante e maga, intraprendente e audace, realizzando un personaggio dai molteplici volti.

Queste oscillazioni, che vanno anche dentro e al di fuori del tempo, rendono la tragedia familiare vicinissima al tempo presente.

Donna tra le donne Medea è testimone del proprio dramma e “denuncia la sua condizione di abbandono, in un contesto che non offre altre risorse, che restituisce alla solitudine e alla disperazione il suo essere straniera, lontana dalla patria, priva di parenti, di protezione e di difesa”.

Un racconto che restituisce la verità di una donna e di una madre, Medea, che entra di diritto tra le “madri assassine” che uccidono i loro figli per meglio annientare il marito, distruggendo di riflesso anche se stesse.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare.

Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste; tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.dionisiache.it.

Marisa Laurito è Lisistrata a Segesta

Marisa Laurito sarà Lisistrata al Teatro Antico di Segesta per le Dionisiache. Da giovedì 13 (con repliche 14,15,16 agosto), alle 19.45, lo spettacolo tratto da Aristofane con l’adattamento di Mario Scaletta e del direttore artistico del Festival Nicasio Anzelmo, che ne firma anche la regia. Insieme alla Laurito sul palcoscenico Mario Scaletta e Monica Guazzini.

Nel vivo il tema di questa edizione delle Dionisiache, Donne e Dee: al centro della scena le eroine del mito.

Una Lisistrata emancipata, che rovescia un mondo maschilista per ottenere con la parità di sesso, impensabile a quei tempi, la pace. In questa riscrittura si affrontano così alcuni importanti temi che aveva scelto Aristofane: oltre all’emancipazione femminile – in quell’epoca impensabile, dato che gli unici compiti delle donne erano quelli di procreare e badare alle questioni domestiche – la guerra, il pacifismo e la condizione della donna nella società greca. In questo testo questa emancipazione si sviluppa attraverso una fattiva collaborazione tra donne, anche di diverse città, che appaiono qui più che mai consce delle loro possibilità nell’imporre la propria volontà agli uomini.

“In questo allestimento – spiega il regista Nicasio Anzelmo – ho preferito soffermarmi sulla guerra. Un’analisi spietata della guerra, senza tralasciare gli altri temi che, se pur importati, sono qui subalterni alla linea di traduzione e di adattamento del testo. E’ uno spettacolo pensato per un periodo di ‘guerra’, di altra natura ma sempre di guerra si tratta. E’ un gioco musicale, una commedia dove Lisistrata e i personaggi, aiutati dalle canzoni, narrano cos’è la guerra invitando ad usare ‘l’antidoto’ per la pace: l’amore e il sesso”.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19, i posti al Teatro Antico di Segesta saranno distanziati con piante aromatiche di lentisco e rosmarino.

Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste;

Prima nazionale per la “Medea” di Cristina Borgogni al Teatro antico in scena l’11 e 12 agosto

Debutta al Teatro antico di Segesta, in prima nazionale, martedì 11 agosto, alle ore 19.45, con replica il 12, la Medea diretta e interpretata da Cristina Borgogni.

Lo spettacolo, una produzione del Centro Teatrale Meridionale (C.T.M.), vede in scena anche Paolo Lorimer, Domenico Pantano, Simone Coppo e Ludovica Di Donato.

Medea è una donna forte e selvaggia, amante tradita, esule infelice e perseguitata, vittima e carnefice della brutalità e della ferocia dei maschi.

Ma è anche parte integrante di un nucleo familiare: è lei stessa famiglia.

Il punto di partenza su cui ha lavorato Cristina Borgogni è il mito trattato trasversalmente in tutte le epoche da molteplici drammaturghi, primo fra tutti Euripide – che la mise in scena nel 431a.C. – per giungere ad Apollonio Rodio con le sue Le Argonautiche.

«Il nostro testo – si legge nelle note di regia – partendo da queste radici elabora, trasversalmente nei secoli, tutto il mito di Medea da Euripide in poi, per ricavarne una drammaturgia in cui la sua figura è globalmente affrontata, con un solo punto di vista che lega tutti gli scritti presenti: la famiglia. Nella nostra lettura, infatti, è la famiglia l’elemento centrale della storia, un nucleo che custodisce all’interno di se stesso desideri, paure, dolori, sogni, emozioni. E in questo susseguirsi di sentimenti il mito si rinnova. In questo rinnovarsi – conclude la Borgogni – anche Giasone riesce a raccontarci il suo punto di vista».

Le varie incursioni operate dentro al mito servono a coniugare le varie sfaccettature della donna, amante e maga, intraprendente e audace, realizzando un personaggio dai molteplici volti.

Queste oscillazioni, che vanno anche dentro e al di fuori del tempo, rendono la tragedia familiare vicinissima al tempo presente.

Donna tra le donne Medea è testimone del proprio dramma e “denuncia la sua condizione di abbandono, in un contesto che non offre altre risorse, che restituisce alla solitudine e alla disperazione il suo essere straniera, lontana dalla patria, priva di parenti, di protezione e di difesa”.

Un racconto che restituisce la verità di una donna e di una madre, Medea, che entra di diritto tra le “madri assassine” che uccidono i loro figli per meglio annientare il marito, distruggendo di riflesso anche se stesse.

Nel rispetto delle norme per prevenire la diffusione del Covid 19 il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare.

Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste; tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.dionisiache.it.

“Donne e Dee” al centro della scena Al via la VI edizione delle Dionisiache

dal 10 al 30 agosto 2020
Parco Archeologico Segesta

Novità della stagione 2020 una serie di attività promosse dal Parco stesso quali il

“Festival diffuso”, le “Conversazioni”

gli “Incontri con la Storia”, con una programmazione fino al 13 settembre
Tre prime nazionali, spettacoli sotto le stelle, al tramonto e all’alba e due omaggi a Beethoven in occasione del 250° anniversario della nascita.
Da lunedì 10 agosto, con appuntamenti in programma fino al 30 agosto, tornano le Dionisiache, rassegna teatrale di fama internazionale, che vede anche quest’anno la direzione artistica di Nicasio Anzelmo.
Gli spettacoli al Teatro di Segesta, iniziati dal lontano 1967, sono realizzati anche quest’anno dal Parco archeologico di Segesta, grazie alla recente autonomia, e coinvolgeranno, oltre al Teatro Antico di Segesta, gli altri Comuni di cui il Parco gestisce i siti archeologici, quali Salemi, Calatafimi Segesta, Contessa Entellina, Poggioreale e Custonaci che, grazie alla novità del Festival diffuso, verranno contaminati dall’energia vitale della cultura.
Tema della sesta edizione è “Donne e Dee”: più che negli anni passati, infatti, il Festival si rapporta con il mito lungo la principale linea tematica delle eroine femminili, con approfondimenti specifici legati al contemporaneo e ai cambiamenti della società.
«Il cartellone di questa edizione delle Dionisiache è un omaggio alla vita e alle donne generatrici di vita – dichiara Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana -. Donne e Dee sono custodi di una promessa di eternità, speranza dell’eterna rinascita. Le donne incarnano la resilienza, quella volontà caparbia di costruire e far nascere la vita laddove è silenzio.
Le donne al tempo del Covid hanno curato, retto famiglie, costruito speranze, realizzato focolare.
Con la loro poliedricità e la loro tenacia ci hanno aiutato ad affrontare una fase tra le più critiche della nostra storia contemporanea. Nella dimensione del mito le donne incarnano il desiderio inafferrabile o l’inquietudine; anime inquiete, sono diverse una dall’altra e ognuna è sacra anche per la imperscrutabilitá del proprio agire. Che siano dee o donne terrene, tornano a far parlare le pietre e a raccontare storie di uomini e donne, dei loro destini che si ripetono nel tempo, dando voce a sentimenti sempre attuali: storie di sentimenti e passioni, di conflitti interiori che non conoscono l’usura del tempo. Le Dionisiache – continua l’assessore Samonà – sono una conferma della volontà di puntare alla ripresa, a partire dalla valorizzazione della storia e della bellezza della nostra terra; una ripresa fortemente voluta dal governo Musumeci che proprio sulla cultura ha fatto un vero e proprio investimento in termini di aspettativa di ripresa.

Alle donne, mamme, sorelle, nonne, alle dottoresse in prima linea nei giorni drammatici dell’emergenza coronavirus, alle infermiere, a quelle donne che sostengono con le loro braccia il mondo, il mio personale grazie».
«Dopo il periodo di emergenza nazionale – dichiara Rossella Giglio, direttrice del Parco Archeologico di Segesta – il Parco riprende le attività di valorizzazione nel suo teatro, luogo del mondo antico. Attraverso opere teatrali, musica, laboratori e conversazioni a tema “Incontri con la Storia” sarà possibile osservare dal di dentro la cultura, nella dimensione attuale del ventunesimo secolo. Questa edizione vedrà anche una serie di incontri sul tema “Oltre la soglia. Un archetipo dell’immaginario”, nell’ambito del Progetto Segesta, a cura del Centro Studi Internazionale di Studi e Ricerca sul Teatro Antico, promosso dal Parco di Segesta e dall’Università di Palermo».
Al centro di questa edizione, dunque, le eroine del mito. Dalla bellezza di Elena all’efferatezza di Medea, dalla sete di giustizia di Lysistrata alle più moderne Maria e Francesca, protagoniste rispettivamente di Storia di una capinera e Sciara prima c’agghiorna.
Donne infelici, atroci, ingiustamente colpevoli e offese, ma anche dee che sanno osare, oltre ogni limite e ogni sopruso.
«Il mito è sempre stata la nostra linea guida e con esso noi oggi continuiamo a confrontarci – dichiara Nicasio Anzelmo, direttore artistico della manifestazione per il sesto anno consecutivo – Questo Festival forse ha la presunzione di distribuire pillole di speranza per una ripresa culturale
necessaria alla nostra anima. Nella dimensione del mito le donne incarnano il desiderio inafferrabile o l’inquietudine del mostruoso, la complessità del loro essere e le motivazioni del loro agire restano sempre nella sfera del misterioso su cui il teatro di oggi, come quello di un tempo, non smette di interrogarsi».
Si parte, dunque, al Teatro Antico il 10 agosto, alle 20.30, con la quarta edizione di E Lucevan le stelle, omaggio in occasione del 250° anniversario della nascita di Beethoven, concerto con l’orchestra sinfonica Toscanini di Ribera e il pianoforte di Eliana Pia Borsellino.

Per l’occasione speciale saranno presenti rappresentanti del governo regionale, delle autorità militari, religiose e amministrative del territorio e, contestualmente, una significativa rappresentanza di operatori del nostro sistema sanitario, medico e paramedico che, con efficacia e con generosa abnegazione a tutti i livelli professionali, si è spesa a garanzia del più alto margine di tutela per il bene primario della salute pubblica durante l’emergenza legata al Covid-19.
Alle 22.30, al Tempio Dorico, si potrà partecipare ad un’osservazione astronomica di pianeti e stelle grazie ai telescopi messi a disposizione del Planetario di Palermo, che cura l’appuntamento.
L’11 e 12 agosto, alle 19.45, al Teatro Antico in prima nazionale Medea di Euripide, con la regia di Cristina Borgogni.
Dal 13 al 16 agosto, alle 19.45, il Teatro Antico ospiterà Marisa Laurito che sarà la Lysistrata di Aristofane, diretta da Nicasio Anzelmo.
Il primo spettacolo all’alba dell’edizione 2020 sarà in programma il 16 agosto, alle 5, con repliche nel pomeriggio del 17 e del 19 alle ore 19.45, con Elena di Euripide, adattamento di Luca Cedrola Elena Tradita, interpretata da Viola Graziosi diretta da Graziano Piazza, che sarà anche protagonista
sul palcoscenico.

Il 18 agosto, alle 20.30, al Teatro Antico Nicola Piovani in concerto con La musica è pericolosa, un racconto musicale diretto dal premio oscar per la colonna sonora del film La Vita è bella di Benigni. Lo spettacolo percorre con parole e suoni alcune tappe della vita del mastro. Il 20, alle 19.45, L’Alba di Riccardino: Reading di incipit e frammenti dai romanzi del commissario Montalbano di Andrea Camilleri nelle voci di Gigi Borruso, Filippo Luna, Salvo Piparo, con il commento musicale di Pietro Leveratto e Tobia Vaccaro.
Il 21, invece, sarà la volta di Storia di una capinera di Verga, una prima nazionale con l’adattamento teatrale di Rosario Minardi e la regia di Valentina Ferrante e Micaela De Grandi.
Il 22 agosto, alle 19.45, il Dyskolos di Menandro con la regia di Cinzia Maccagnano. A seguire, alle 22.30, il Tempio Dorico accoglierà il pubblico con una serata dedicata alle osservazioni astronomiche dal titolo La via lattea…sopra il tempio, a cura del Planetario di Palermo.
Giorno 23, all’alba (ore 5), al Teatro Antico Callas d’incanto, spettacolo scritto e diretto da Roberto D’Alessandro con Debora Caprioglio.
Alle 19.45 dello stesso giorno, Affaccia Bedda, con Mario Incudine e Salvo La Rosa.
Il 24 agosto, alle 19.45, Edoardo Siravo sarà Prometeo di Eschilo, diretto da Patrick Rossi Castaldi.
Il 25, alle 19.45, secondo concerto dedicato a Beethoven, in occasione del 250°anniversario dalla nascita, con l’Orchestra Mediterranea diretta dal Alberto Maniaci col pianoforte di Michele Allegro.
Il 27 agosto, alle 19.45, al Teatro Antico, La Vedova Socrate di Franca Valeri, con Lella Costa diretta da Stefania Bonfandelli.
Il 28, 29 e 30 agosto, alle 19.45, Le Troiane, il soffio degli dei in prima nazionale con Mariano Rigillo e Anna a Teresa Rossini.
Tra i punti di forza dell’edizione 2020 delle Dionisiache, il Festival Diffuso, che coinvolgerà tutti i Comuni dove si trovano aree archeologiche di pertinenza del Parco Archeologico di Segesta.
Per consentire un agevole accesso al pubblico sono stati scelti i posti più significativi dei relativi centri storici.
Si comincia a Salemi, in piazza Alicia, lunedì 17 agosto con Sciara prima c’agghiorna, spettacolo di e con Luana Rondinelli, diretta da Giovanni Carta, e i musicanti di Gregorio Caimi.
Mercoledì 19 a Custonaci, alle Grotte di Scurati, in scena Al chiar di luna, storie, musica e canzoni della memoria, con Angelo Tosto.
Giovedì 20, al Belvedere Francesco Vivona a Calatafimi Segesta, Edipo…seh!, spettacolo di e con Andrea Tidona diretto da Carla Cassola.
Sabato 22 nello stesso sito, Omnia Art, concerto di fisarmonica, violino e contrabbasso in trio.
Domenica 23 agosto, nell’atrio del Castello Normanno Svevo di Salemi, Dyskolos di Menandro, con la regia di Cinzia Maccagnano.
Il 24 agosto a Contessa Entellina (spiazzo Greco), Callas D’Incanto con Debora Caprioglio.
Nella stessa serata a Salemi, nel sagrato dell’ex chiesa Madre Piazza Alicia, Blue piano con Claudio Cojaniz.
Tutti gli appuntamenti avranno inizio alle ore 21.
Il festival diffuso prevede anche laboratori teatrali, tenuti da registi e professionisti, e incontri e dibattiti (in allegato il dettaglio di tutti gli appuntamenti).

Nel rispetto delle norme, per prevenire la diffusione del Covid-19, i posti al Teatro Antico di Segesta, normalmente 1.800, sono stai ridotti a 399 in totale: il distanziamento verrà rispettato con apposite segnalazioni dei posti da non occupare.
Il costo dei biglietti varia a seconda dei pacchetti scelti o delle riduzioni previste; tutte le informazioni sono disponibili nella brochure del programma che si trova in allegato.

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